Seneca e il multitasking

La nostra è l’epoca della velocità. Non è più ammissibile fare una cosa alla volta, sempre più improponibile riuscire a concentrarsi su qualcosa. Siamo tutti multitasker, ragazzi e adulti. Ma , passati i primi entusiasmi per l’idea, stanno sempre più emergendo le difficoltà, i problemi, addirittura guai per la salute. Problemi di ansia, depressione, perdita di memoria, deficit di attenzione..e anche di creatività. Tanto che qualcuno parla già di “autunno del multitasking”. Gli studiosi di scienze cognitive e di neuroscienze si interrogano, e non solo sugli effetti del multitasking, ma anche su quelli del task switching, cioè sul gestire più compiti in rapida successione. Recuperare piena attenzione richiede tempi di “raffreddamento”, altrimenti tutto viene compiuto male e in modo superficiale.
Tutto ciò non può non richiamarmi alla mente il filosofo e scrittore latino Seneca,che in una sua lettera a Lucilio metteva in guardia dai pericoli della fretta della superficialità :
“Illud autem vide, ne ista lectio auctorum multorum et omnis generis voluminum habeat aliquid vagum et instabile. Certis ingeniis immorari et innutriri oportet, si velis aliquid trahere quod in animo fideliter sedeat. Nusquam est qui ubique est. Vitam in peregrinatione exigentibus hoc evenit, ut multa hospitia habeant, nullas amicitias; idem accidat necesse est iis qui nullius se ingenio familiariter applicant sed omnia cursim et properantes transmittunt.”(Attento, che il fatto di leggere una massa di autori e libri di ogni genere non abbia in se un che di incostante e volubile. E’ opportuno invece insistere su certi scrittori e nutrirti di loro, se se ne vuol ricavare un profitto spirituale duraturo. Non è da nessuna parte chi è dappertutto. A chi passa la vita a vagabondare, capita che avrà molte relazioni ospitali, ma nessun amico. Lo stesso avviene inevitabilmente a chi non si dedica a fondo a nessun autore, ma sfoglia tutto in fretta e alla svelta.)
Il testo continua con metafore molto efficaci, che paragonano questo correre qua e là ad una indigestione, a continui cambiamenti di cura per un malato.“Non prodest cibus nec corpori accedit qui statim sumptus emittitur; nihil aeque sanitatem impedit quam remediorum crebra mutatio; non venit vulnus ad cicatricem in quo medicamenta temptantur; non convalescit planta quae saepe transfertur; nihil tam utile est ut in transitu prosit. Distringit librorum multitudo; itaque cum legere non possis quantum habueris, satis est habere quantum legas. [4] 'Sed modo' inquis 'hunc librum evolvere volo, modo illum.' Fastidientis stomachi est multa degustare; quae ubi varia sunt et diversa, inquinant non alunt”.
(Non giova né si assimila il cibo se ,non appena assunto, viene rigettato. Niente ostacola tanto la guarigione quanto il frequente cambiamento di cura; non si cicatrizza una ferita su cui si sperimentano sempre nuovi rimedi. Una pianta, se viene spostata spesso, non si irrobustisce; niente è così efficace da poter giovare in poco tempo. Troppi libri sono dispersivi: dal momento che non puoi leggere tutti i volumi che potresti avere, basta possederne quanti puoi leggerne. "Ma," ribatti, "a me piace sfogliare un po' questo libro, un po' quest'altro." È proprio di uno stomaco viziato assaggiare molte cose: la varietà di cibi non nutre, intossica.)
E termina consigliando la lettura di pochi autori, ma di valore, da cui cogliere ogni giorno un concetto da assimilare, che sia di sollievo contro la povertà, la morte, altre disgrazie.

Questo testo interroga, oggi come ieri. Muove riflessioni, domande, spesso senza risposta. E’ pur vero che Seneca affronta qui il tema della lettura: non possiamo però dimenticare che il libro (il volumen, all’epoca) era un bene raro, prezioso, e l’unica fonte di informazione. Oggi siamo bersagliati da innumerevoli fonti di informazione, una vera torre di Babele. Soprattutto i nostri ragazzi, immersi fin dall’infanzia in questo flusso incessante. Ma forse queste riflessioni valgono ancora, a maggior ragione… Penso ai nostri studenti, che hanno sempre più problemi di attenzione e concentrazione. Che sono così fragili, nonostante le apparenze. Penso (e qui denuncio la mia età) che non mi dispiace aver vissuto gli anni della mia formazione in un silenzio solo a tratti interrotto da pochi canali televisivi. Perché ora mi sento più forte, più solida di fronte a questo bombardamento di informazioni, mi sembra di avere più strumenti per gestirli, rispetto alle nuove generazioni.
Penso che sia essenziale fornire ai ragazzi strumenti per orientarsi, ma non sempre ho idee chiare sul come.

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