L'età dell'innocenza


“Come le foglie che fa germogliare la stagione di primavera
ricca di fiori, appena cominciano a crescere ai raggi del sole,
noi, simili ad esse, per un tempo brevissimo godiamo
i fiori della giovinezza, né il bene né il male conoscendo
dagli dèi. Oscure sono già vicine le Kere,
l'una avendo il termine della penosa vecchiaia,
l'altra della morte. Breve vita ha il frutto
della giovinezza, come la luce del sole che si irradia sulla terra.”

Ha reso nel modo più struggente la tragica consapevolezza dello scorrere del tempo, la caducità della vita, l’amarezza della vecchiaia. Ha cantato la giovinezza, età dell’amore, del piacere, ma anche dell’innocenza.

E’ il poeta greco arcaico Mimnermo, che nel suo malinconico edonismo vede la giovinezza come un fiore al principio della primavera che sboccia ai primi raggi di sole e non conosce il bene e il male. Ignaro della morte e del dolore, invincibile come un dio , immmortale: solo un giovane può esserlo. Ma questo stato di grazia e bellezza, questo sfolgorio di luce, dura solo un istante. Come ombre le dee che tessono il destino degli uomini si avvicinano, e portano vecchiaia, dolore malattia, morte.

La giovinezza è un sogno, ricco di dolci frutti, ma breve……

"Ma come un sogno breve è la giovinezza

Preziosa: presto, incombe sul capo

La tormentosa e deforme vecchiaia,

che rende l’uomo spregevole e odioso:

spegne il suo sguardo e avvolge di nebbia la sua mente"

A tal punto è terribile la vecchiaia, che Mimermo vorrebbe morire con quel destino di morte che in Omero stroncava la breve e luminosa esistenza degli eroi: “ mi colga a sessant’anni il destino di morte”.

Oggi , in tempi di botulino e viagra, di giovinezze artificiosamente allungate, questa espressione ci può sembrar strana. Ma già all’epoca Solone, simbolo di saggezza greca, commentava polemicamente il distico di Mimnermo, mostrando una visione completamente diversa dell’esistenza e chiedendogli di modificare quei sessant’anni in ottanta, per godere dei vantaggi di una lunga vita. Primo dei quali, come afferma lo stesso Solone in un altro frammento, la saggezza data dall’esperienza di vita, e dalla capacità di mantenere curiosità e interesse per ciò che ci circonda.

“Con l’invecchiare apprendo ancora molte cose”

Sicuramente preferiamo – per ovvie ragioni- associarci a questo secondo modo di vedere il passar degli anni.

Ma non vi è dubbio che Mimnermo sappia cogliere con grande acutezza quel breve istante di immortalità che tocca anche all’uomo, e che cambia d’improvviso, da un giorno all’altro. Oggi siamo dei, domani mortali…

Se ne fa interprete anche un grande poeta del nostro Novecento, che con la grecità ha avuto un rapporto pivilegiato: Pavese. Nei bellissimi versi che seguono, apre lo sguardo su questa repentina, forse dolorosa trasformazione…

Verrà il giorno che il giovane dio sarà un uomo,
senza pena, col morto sorriso dell'uomo
che ha compreso. Anche il sole trascorre remoto
arrossando le spiagge. Verrà il giorno che il dio
non saprà più dov'erano le spiagge d'un tempo.

Ci si sveglia un mattino che è morta l'estate,
e negli occhi tumultuano ancora splendori
come ieri, e all'orecchio i fragori del sole
fatto sangue. È mutato il colore del mondo.
La montagna non tocca più il cielo; le nubi
non s'ammassano più come frutti; nell'acqua
non traspare più un ciottolo. Il corpo di un uomo
pensieroso si piega, dove un dio respirava.

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